Cgil Friuli Venezia Giulia
Assemblee nei cantieri e vertenze sui subappalti. Ci consegnano i verbali delle trattative e i dati sugli infortuni provinciali, che confrontiamo con le statistiche regionali prima di pubblicare.
Le firme che compaiono qui non sono sponsor. Sono sigle sindacali, cooperative sociali, comitati di quartiere e testate locali che ci passano materiali, ci aprono i cancelli dei cantieri e ci segnalano quello che gli uffici pubblici non scrivono nei comunicati. Il rapporto è di scambio: loro portano documenti e testimonianze, noi verifichiamo e pubblichiamo.
Assemblee nei cantieri e vertenze sui subappalti. Ci consegnano i verbali delle trattative e i dati sugli infortuni provinciali, che confrontiamo con le statistiche regionali prima di pubblicare.
Rete di volontari, parrocchie e associazioni attiva in periferia. Ci hanno aperto le cucine e i turni di consegna a domicilio per il reportage sulle mense di quartiere.
Operatori e consulenti legali che seguono pratiche di permesso e ricongiungimento. Ci segnalano i ritardi negli appuntamenti e le integrazioni richieste fuori termine.
Gruppo di inquilini e piccoli proprietari che documenta sfratti e affitti fuori mercato. Ci passano i contratti anonimi e le diffide ricevute.
Testata locale con cui condividiamo verifiche su bilanci comunali e appalti. Quando una notizia regge su entrambe le scrivanie, esce lo stesso giorno.
Per proporsi come partner editoriale o segnalare una collaborazione già attiva, scrivere a info@herohatch.com. Ogni segnalazione viene verificata prima della pubblicazione.
Dal primo foglio ciclostilato distribuito davanti ai cancelli di Udine alle inchieste sindacali di oggi: le tappe che hanno definito il modo in cui lavoriamo, i limiti che ci siamo dati e le scelte editoriali che continuano a pesare sulle nostre giornate.
Tutto è cominciato con un bloc-notes e una macchina fotografica prestata. Seguivamo le assemblee dei delegati davanti ai cantieri del Friuli, trascrivevamo le testimonianze a mano e le pubblicavamo su un foglio settimanale. Nessuna redazione, nessun ufficio: solo un tavolo in una sede sindacale concessa per poche ore. Da lì è arrivata la prima segnalazione su turni spezzati e trasferte non rimborsate, che nessun altro giornale locale aveva raccolto.
Quando altre testate hanno chiuso le sedi provinciali per concentrare le redazioni nelle grandi città, noi abbiamo fatto il contrario. Abbiamo aperto corrispondenze stabili a Treviso, Padova e Udine, con giornalisti che vivono dove scrivono. Significa tempi più lenti e costi più alti, ma anche la possibilità di tornare sullo stesso cantiere dopo sei mesi e verificare cosa è cambiato davvero. È una decisione che ha definito la nostra agenda, non solo l'organizzazione del lavoro.
Nel 2021 abbiamo creato un fondo separato che finanzia solo inchieste su diritti civili e terzo settore, senza pubblicità commerciale collegata. Le regole sono poche e rigide: nessun contenuto sponsorizzato dentro un'inchiesta, nessuna revisione da parte di chi finanzia, obbligo di pubblicare le risposte delle parti coinvolte. Il fondo ha permesso di seguire per mesi il taglio agli sportelli immigrazione in tre capoluoghi, con dati e documenti che altrimenti non avremmo potuto raccogliere.
Lavorare con cooperative, parrocchie e comitati di quartiere ha cambiato il nostro metodo. Abbiamo smesso di arrivare solo quando c'è un'emergenza e abbiamo iniziato a costruire rapporti stabili, con incontri periodici e verifiche condivise dei dati. In cambio, le associazioni ci segnalano quello che i comunicati non dicono: turni difficili da coprire, spazi concessi in comodato precario, fondi che non arrivano. È da questa rete che sono nate le inchieste sulle mense solidali e sui servizi sociali ridotti.
Ogni pezzo che riguarda persone in condizioni fragili passa da un doppio controllo: un redattore verifica i fatti, un altro verifica il modo in cui sono raccontati. Chiediamo sempre il consenso esplicito a chi compare nelle foto e nei video, e quando non è possibile usiamo solo descrizioni. Non pubblichiamo nomi di minori, non identifichiamo chi riceve assistenza, non trasformiamo le storie in casi esemplari. Sono regole che ci costano tempo e qualche volta una notizia, ma tengono insieme il giornalismo e il rispetto per chi ci parla.